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ASILO NIDO
E SCUOLA MATERNA

1978 - Bassano del Grappa (VI)

Premio Palladio 1982:
migliore opera realizzata nelle Tre Venezie

Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio

"Né compiacenze estetiche, né calcoli puramente funzionalistici: ma un intervento di linguaggio che crei una dimensione spaziale la più consonante possibile con la dinamica dei soggetti che ne fruiranno”.

Pertanto, un edificio “particolarmente disponibile ad essere gestito nei modi indicati dalle più avanzate proposte di psicopedagogia”. Si è mirato a porre i bambini in situazioni e realtà strutturali che costituiscano esse stesse motivi di maturazione per loro, e possano pure gestirsi per integrare l’azione educativa familiare.

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Il complesso, come immediatamente si nota, ha volumetria alquanto mossa; essa mira ad offrire ai bambini una notevole variazione percettiva, che è requisito indispensabile per stimolarne i processi psichici. “Le altezze dei vari corpi e la loro distribuzione sono essenzialmente finalizzate a scopi didattici”.

 

“Recenti esperienze hanno mostrato come, non dividendo i bambini rigidamente in gruppi di età, e mantenendo aperti gli spazi interni, si determina una situazione di libero movimento; la vita dell’asilo ci guadagna in dinamismo, immediatezza di rapporti, gaiezza: ed è inoltre possibile, in questo modo, una notevole gamma di rapporti interpersonali”. 

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 In questo senso va anche interpretata la disposizione e configurazione degli spazi comuni.

Si tratta di spazi interni che mirano ad integrarsi in modo da conferire al complesso una maggiore dinamicità.

 

In particolare, lo spazio della sala pluriuso potrà risultare facilmente idoneo a funzioni disparate: per esempio “come luogo per tenere incontri con i genitori; oppure come possibile punto di raccolta di tutti i bambini per la proiezione di film, rappresentazioni di burattini, ecc.; o come attività interciclo per la scuola elementare, di cui si è tentato un recupero a “struttura unica”, collegandola con un passaggio coperto; o come luogo di riunione per la popolazione del quartiere”.

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Si tratta di principi, certo, ben noti nel campo dell’edilizia scolastica; qui fa piacere vederli applicati con affetto e sicurezza, e con un senso della fluidità formale nel quale forse si risente la lezione dei due maestri di questi architetti Faresin, Gardella per Silvano e Scarpa per Ilario.

 

La tipica pianta a ventaglio ha un suo piglio diretto, di chiarezza; materiali, strutture e luce sono alternati in modo da sfruttarne le valenze percettive oltre che le funzioni edilizie e tecniche; e questa provincia non sembra possieda, pur nella ridotta dimensione, complessi d’inferiorità.

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Testo tratto da: L’architettura cronache e storia 333/1983