CANTINA
BEATO BARTOLOMEO

1995 - Breganze (VI)

Ristrutturazione e ampliamento

La nuova immagine che più rappresenta la Cantina è sicuramente l'angolo, risolto con una spaccatura a tutta altezza nel cui vuoto è inserita una scala cilindrica in vetro quasi a raffigurare una gigantesca bottiglia etichettata, con le quinte murarie che si innalzano dolcemente verso l'angolo in modo da creare dinamismo e nervate da lesene sempre più esili verso l'alto per dar forza al paramento a faccia a vista.

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COMPLESSO PER LA
VINIFICAZIONE A BREGANZE

È possibile cogliere come segnale di buon auspicio per l’architettura italiana il fatto che anche i luoghi del lavoro – non solo quello svolto negli uffici o nei centri di ricerca, ma persino quello agricolo, solitamente lasciato ai margini della cultura perché considerato residuale – inizino a trovare una loro dignità formale e ad essere pubblicati sui mensili come opere meritevoli di memoria ed attenzione.

 

Penso in primo luogo allo stabilimento delle cantine Mezzacorona, nei pressi di Trento, magnificamente progettato e realizzato da Alberto Cecchetto, che traccia con chiarezza i segni indelebili capaci di legarsi al territorio e di esplorare con intelligenza le tendenze più avanzate del linguaggio architettonico contemporaneo: dall’high tech ad una architettura che guarda alla natura ed opera in simbiosi ad essa.

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Il contrasto tra il vetro e la superficie di mattoni permette di rendere indelebile una immagine capace di riaggiornare l’invenzione formale già elaborata da Walter Gropius per gli uffici amministrativi della fabbrica Fagus, ad Alfeld-an-der-Leine, messi a punto con la collaborazione di Meyer nel lontano 1911 ed una delle prime testimonianze dell’architettura moderna.

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L’idea della tradizione e dell’innovazione viene resa attraverso un edificio in cui il paramento murario è risolto con l’impiego del mattone faccia a vista, capace di evocare gli antichi impianti contadini ma nel contempo spaccando l’angolo ed inserendo in esso una scala in un cilindro di vetro che grazie alle sue scritte richiama l’etichetta delle bottiglie di vino.

Proprio il contrasto tra il vetro e la superficie di mattoni permette di rendere indelebile una immagine capace di riaggiornare l’invenzione formale già elaborata da Walter Gropius per gli uffici amministrativi della fabbrica Fagus, ad Alfeld-an-der-Leine, messi a punto con la collaborazione di Meyer nel lontano 1911 ed una delle prime testimonianze dell’architettura moderna.

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L’edificio si colloca in un’area centrale del nucleo cittadino consolidato e la sua stessa collocazione costringe il progettista a misurarsi con i rapporti che scaturiscono tra il contesto esistente ed il nuovo manufatto, area in cui il piano regolatore generale prevede destinazioni produttive.

 

Del resto in quella zona già insisteva la cantina in questione che aveva la necessità di modificare una parte dell’antico impianto, in pessime condizioni statiche e ricostruire un edificio che permettesse di svolgere tutte le funzioni necessarie alla vinificazione, grazie all’articolazione di una sequenza aggiornata con le nuove tecnologie del caso.

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Testo tratto da: L’industria delle costruzioni 344/2000