ASILO NIDO E SCUOLA MATERNA

1974 - Creazzo (VI)

Premio MESTRE ARCHITETTURA

Il processo progettuale di questa realizzazione, risultata vincente al concorso per il premio nazionale "Mestre Architettura Uno" è un chiaro riferimento al movimento espressionista tedesco.

 

La stessa giuria ha così commentato: "...con ammirevole sincerità di evidenzia una diretta ispirazione alla scuola di Lunen di Hans Scharoun. L'esito è tuttavia originale e convincente, l'aggancio globale ad una fonte sicura sprigiona un'immagine nuova, ciò che il frivolo metodo delle citazioni e la cosiddetta architettura della memoria non ottengono mai."

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Nell'approccio di questo edificio è stato particolarmente studiato e approfondito il tema della scuola della prima infanzia anche attraverso il supporto della psicopedagogia al fine di ottenere delle scelte il più rispondenti possibile alle necessità dei piccoli fruitori.

 

Da ciò le considerazioni assunte sono state quelle che i bambini vengono scompensati nel loro equilibrio deambulatorio da linee di riferimento ad angolo retto o curvilinee, perciò si è adottato come elemento geometrico aggregativo di base il pentagono schiacciato di Scharoun per la scuola di Lunen.

 

Da ciò le ridotte altezza che vengono rapportate ai bambini proprio per avvicinare gli spazi interni il più possibile ad una dimensione per loro più "umana".

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L'uso dei colori è adottato come stimolo visivo e individuazione diretta della propria aula nella complessità dell'organismo mentre all'esterno una separazione quasi netta è proposta nei confronti dell'intorno con un chiostro d'ingresso, dei piccoli patii e spazi esterni per ogni cellula divisi da setti murari articolati e separati l'uno dall'altro.

Comune alle loro opere è l'estrema attenzione che i progettisti danno alla parte tecnica-costruttiva e al dettaglio. La volumetria è costituita da un setto murario portante in calcestruzzo di argilla espansa gettato in opera con cassaforma interna a perdere. 

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Questo strano scompenso tra la raffinatezza di rapporto: spazio interno volumetrico ed espressione della forma esterna, ci rende al primo sguardo un po' perplessi e timidi, ma ad un più attento esame emerge anche la complessità e serietà di una ricerca che è per volontà degli autori fuori dalla moda. Per la sua forma interna e per le ridotte dimensioni anche spaziali la cellula base diventa un giocattolo pedagogico abitabile nel quale gli spazi di un percorso continuo e concatenato inseguono i relativi comportamenti.

La soluzione del pentagono schiacciato risolve l'intenzione di organizzare un'architettura come ambiente da percepire e vivere al suo interno. Una gradinata, una vasca, un patio per i giochi all'aperto costituiscono gli episodi articolati dello spazio esterno. La figura planimetrica ottenuta attraverso la complessità geometrica degli spazi intermedi e continui determinano tutto un ambiente che si innesta nel sito preesistente.

L'uso della griglia determina un sistema chiaroscurale di luce e di volumetria che gioca ad artificio nell'effetto globale dell'opera. Anche lo spazio esterno è disegnato e ottenuto con gli stessi criteri: così per la pavimentazione, la canna fumaria e gli spazi di recinto per i giochi all'aperto.

Gli agganci tra i solai orizzontali e inclinati con le pareti verticali sono ottenuti attraverso un nastro metallico che raccorda, nasconde e sottolinea con una traccia precisa gli stacchi tra i diversi volumi e l'esterno.

Testo tratto da: L’architettura cronache e storia 333/1983